Estratto “Effetti di chiaroscuro” Brooke McKinley

Titolo: Effetti di chiaroscuro
Titolo originale: Shades of Gray
Autrice: Brooke McKinley
Genere: Poliziesco
Pubblicato negli USA da Dreamspinner Press e in Italia da Triskell Edizioni

 

Ottantadue, ottantatré, ottantaquattro. Plop. Plop. Splat. Non voglio nemmeno sapere cosa cazzo fosse. Ottantacinque… merda, era novantacinque? Porca puttana! Uno, due, tre…

Danny Butler era annoiato. E aveva freddo. Gli capitava sempre quando sentiva dolore, e i brividi iniziavano quasi subito quando il suo corpo registrava la sofferenza. L’aveva mantenuta sotto controllo, ai margini della consapevolezza, concentrandosi sul riempirsi i polmoni di fumo. Aveva già quasi fumato metà pacchetto e aveva contato i riquadri sul soffitto tre volte. Non aveva ancora deciso se quello rotto doveva contarlo come doppio.

Picchiettò via la cenere dalla sigaretta e i suoi occhi evitarono di guardare la pozza rossa che si spargeva ai suoi piedi. Il ronzio dei neon vecchi di decenni sopra la sua testa era l’unico suono, insieme al plop, plop che stava cercando di ignorare.

Aveva passato parecchio tempo in stanze come quella. Piccole, sporche, senza speranza. Almeno lì non c’era una chiazza di vomito incrostato sulla parete come nell’ultima. Ma i blocchi grigio cenere sporchi davanti a lui trattenevano i loro vili segreti. Segni di gambe agitate in aria e braccia bloccate, catarro secco che aveva mancato l’obiettivo, vecchie macchie marroni che ricordavano a Danny che non era il primo uomo ad aver versato sangue tra quelle pareti. Il profumo familiare della disperazione trapelava lentamente, un veleno tossico per gli uomini lasciati lì a sedere. Ultima occasione, fine della corsa.

Danny morsicò il filtro, con i denti che battevano come cubetti di ghiaccio in un bicchiere mezzo pieno. Si arrischiò a lanciare un’occhiata alla pozza di sangue che aumentava a ogni goccia. Alcuni pezzi rosso scuro galleggiavano, fonte del misterioso splat.

È il momento di mettere in scena lo show. Mandate dentro i pagliacci.

Si alzò con attenzione sulle gambe e si passò una mano tra i capelli sudati. Si spostò vicino allo specchio unto sulla parete di fondo e ci picchiò sopra con le nocche, con forza. «Ehi, stronzi! Cosa state aspettando? Un invito scritto?»

Silenzio. Ma Danny sapeva di essere osservato: la sensazione di occhi che gli strisciavano sulla pelle giudicandolo era troppo familiare. Si accese l’ultima sigaretta con il suo accendino argento lucido. Tirò una stabilizzante boccata di fumo prima di abbassare la mano e staccarsi di dosso la maglietta bianca, facendo una smorfia quando la stoffa restò incollata al sangue rappreso sul lato sinistro della cassa toracica.

«Vedete questo? Penso che mi farebbe comodo una cazzo di benda.» Cercò di evitarlo, ma l’occhio colse il luccichio di un osso che spuntava dalla ferita. «Cazzo,» mormorò. «Oppure potete buttarmi ago e filo,» suggerì, occhi allo specchio. «Mi posso rattoppare.»

Nessuna risposta. Lasciò andare la maglietta che ricadde con un suono umido. Poi allungò una mano e batté il palmo insanguinato contro il vetro. Souvenir per il prossimo bastardo bloccato in quell’inferno.