Estratto “Lame spezzate” di Aleksandr Voinov e L. A. Witt

Titolo: Lame spezzate
Titolo originale: Broken Blades
Autori: Aleksandr Voinov & L. A. Witt
Genere: storico
Tradotto da freelance

 

 

Mark guardò Armin andarsene, le sue parole gli riecheggiavano nella mente come i suoi passi rigidi facevano sulle pietre del corridoio.

Ma aveva una qualche importanza? In quel momento erano carceriere e prigioniero. Kommandant e Soldato. Ciò che era successo in passato o in quegli ultimi otto anni era irrilevante.

E sia che i sentimenti di Armin fossero sinceri o meno, Rubble forse stava per morire.

Mark prese un altro tiro dalla sigaretta quasi finita, poi la schiacciò vicino a quella che aveva fumato poco prima. Dopodiché si diresse lungo il corridoio. Non verso l’infermeria, però. Non ancora.

Trovò Kitten che giocava a poker con gli altri ragazzi.

«Ehi, Red.» Kitten sollevò lo sguardo, sorridendo attorno alla sigaretta e picchiettando sul mucchio di premi davanti a sé. «Sei qui per guardarmi spennare questi ragazzi?»

«Non questa volta.» Gli toccò la spalla. «Possiamo parlare fuori in corridoio?»

Kitten aprì la bocca, probabilmente pronto a protestare, ma dovette vedere qualcosa negli occhi di Mark. Il suo volto perse un po’ di colore. Ripose le carte sul tavolo, borbottando: «Passo,» e si alzò. Non si preoccupò nemmeno di raccogliere la vincita, invece si affrettò fuori con Mark.

«Che succede?» chiese con gli occhi sgranati. «Si tratta di Rubble?»

Mark annuì. «Sì.»

«Oh, Dio.» Kitten si strofinò il viso con una mano. Lui era uno di quelli duri, uno di quelli che sembrava poter combattere contro una quercia e vincere, ma aveva un lato tenero che era doloroso guardare in quelle circostanze. Era stato accattivante agli inizi, quando il suo affetto verso un gattino randagio gli aveva fatto guadagnare appunto il soprannome “Kitten”, gattino, e proprio come quello di Silent Joe era diventato dolorosamente ironico dopo, così aveva fatto il suo. Specialmente ora che la cosa riguardava un suo caro amico.

«Il Kommandant ha detto che faranno tutto ciò che possono.» Mark gli toccò la spalla. «Ma qui, con le attrezzature mediche limitate e il medico che probabilmente non è nemmeno un medico…»

Kitten emise un suono pieno di dolore e si passò una mano tra i capelli. «Stronzate. Sai come fanno. Piuttosto di curarlo gli spareranno.»

Mark si mordicchiò il labbro inferiore. Per quanto volesse disperatamente odiare il Kommandant in quel momento, la promessa di Armin che avrebbero fatto tutto ciò che potevano sembrava sincera come il suo dispiacere. Se si fosse trattato di qualsiasi altro, Mark era certo che avrebbero solo atteso l’opportunità giusta per portare Rubble nel bosco e “trattarlo” con una Luger. Con Armin…

Strinse la spalla di Kitten. «Ascolta, tutti noi speriamo che ce la faccia. Può ancora farcela. Ma in caso non sia così, ho bisogno di saperlo. È cattolico? Qualcosa del genere?»

Il viso di Kitten si fece pallido. «Vuoi già dargli l’estrema unzione?»

«Calmati.» Mark gli strinse di nuovo la spalla. «Se lo è, allora dobbiamo riuscire ad avere un prete nei paraggi, per l’eventualità.» E probabilmente meglio prima che poi, a quanto pare. «Non voglio mandare Rubble nel panico, però, e se vado a controllargli le piastrine, capirà cosa sta succedendo. Ho bisogno che me lo dica tu.»

Kitten chiuse gli occhi ed espirò. La sua spalla sembrò rimpicciolirsi sotto la mano di Mark. «È cattolico.»

Mark vi batté sopra la mano. «Ci penso io. Tu starai bene?»

Kitten annuì, pallido.

Per non attirarsi altre attenzioni sgradevoli, Mark andò da Chandler, che a quanto pareva stava scrivendo una lettera. «Maggiore.»

«Capitano.»

«Il Kommandant mi ha chiesto di consegnarle un messaggio riguardante il Tenente Keller.»

Gli occhi di Chandler sprizzarono fastidio. «Cosa le ho detto in merito al parlare con lui?»

«Con tutto il dovuto rispetto, lui ha parlato con me e mi ha chiesto di riferire il messaggio.»

Chandler sbuffò, ancora chiaramente infastidito. «Cosa vuole?»

«Dice che le condizioni del tenente sono critiche, signore. Potrebbe morire.»

Potrebbe. No, l’aveva visto negli occhi di Armin. Non c’era niente che potessero fare. Rubble stava morendo.

«Oh, per l’amor di Dio.» Chandler sembrava più irritato per l’interruzione che non turbato per il destino di Rubble.

«Sono un suo amico. Potrei… parlare con il Kommandant e andare in infermeria.» Mark si strinse nelle spalle. «Sono cattolico anch’io.»

Lo sguardo di Chandler si assottigliò. «Bene. Se le cose stanno così. Ma tenga a mente che non può fidarsi del Kommandant.»

«Stiamo solo parlando di far venire un prete per un uomo morente. Non vedo come…»

«Uno di noi conosce il Kommandant. E non è lei, Driscoll.»