Estratto da “Nascosti dal mondo” di J. W. Kilhey

Titolo: Nascosti dal mondo
Titolo originale: Hidden Away
Autrice: J. W. Kilhey
Genere: Storico
Pubblicato negli USA da Dreamspinner Press e in Italia da Triskell Edizioni

 

Più tardi, quella notte, sogno di nuovo.

Fa freddo. Sono così stanco. I combattimenti sono duri e non si sono attenuati nell’ultimo anno. Ogni giorno non è altro che la continuazione di quello precedente. Oltre cinquecento giorni. Non riuscirò a sopportare molto di più senza spezzarmi.

Poi ci sono i corpi. Così tanti corpi, occhi aperti che fissano i miei senza vedermi ma accusandomi di muovermi troppo lentamente. Il marciume. Le rovine. Alcuni devono essere morti da mesi, altri da poco.

Nel mio sogno so sempre dove mi sto dirigendo, ma non posso evitare di muovermi. Devo entrare. Mi hanno ordinato di entrare. Ogni volta è lo stesso. Trovo i corpi. Sento il disgusto, l’orrore, la rabbia cieca per ciò che è ovviamente accaduto a quelle persone.

Poi ci sono le uccisioni. Percepisco l’odio, non come se fosse un sogno ma come se fossi tornato oltreoceano. Vedo le uniformi e non posso fare a meno di lanciare insulti e volgarità. Non importa se sono soldati sul campo o ufficiali nelle loro divise color verde oliva. Non importa se hanno pistole o fucili nelle loro mani o se le braccia sono alzate in segno di resa. Il mio solo pensiero è: punizione.

Spazzarli via, fargliela pagare, sono le uniche cose a cui penso mentre il mio dito preme il grilletto della mia arma. Le uniche cose su cui riesco a concentrarmi mentre faccio sì che coloro che non avevano potere lo afferrino e restituiscano le brutalità che hanno sopportato per anni.

E poi lo vedo. Non c’è mai stato nei miei sogni, prima, ma ora c’è. I suoi occhi azzurro chiaro mi fermano. È in ginocchio, le mani dietro la testa. Tutto il suo potere è andato. Si sta arrendendo. Alla mia destra sento il ticchettio delle armi che vengono caricate e che puntano. Pistole, fucili, mitragliatrici.

Urlo, ma è un urlo silenzioso.

I miei occhi sono fissi su di lui. Non so se sta implorando o se mi sta sbeffeggiando con la sua espressione. Tutto ciò che so è quello che mi dice il mio istinto. Non può succedere.

Ma accade.

Prima che possa lanciare il mio corpo in movimento, gli spari risuonano. Posso vedere l’impatto dei proiettili quando entrano lentamente nel suo petto, il sangue che schizza dalle ferite e viene spinto fuori dalla sua bocca mentre quei pallidi occhi azzurri si sgranano per il dolore e il terrore.

L’ultima cosa che sento è “Mi dispiace, non volevo” riecheggiare nella mia mente quando mi raddrizzo a sedere sul letto. Sono ricoperto di sudore. Le  dita strette attorno al cuscino di piume.

 

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“LAME SPEZZATE” DI ALEKSANDR VOINOV E L. A. WITT